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” Trio dalle voci peculiari ed equiparate che circumnaviga ambienti colti e popolari con un gioco di sottrazioni, slanci, pause e contrappunti timbrici. Il jazz, come riferimento per l’improvvisazione e base comune per avventurarsi su percorsi ignoti”. JAZZIT


“Catacchio mette in un angolo l’antico, buttandogli di tanto in tanto un’occhiata mai distratta, e ordisce temi smaglianti, dall’architettura complessa” MUSICA JAZZ


Catacchio ha sempre evidenziato una formidabile ricchezza di idee e dal punto di vista prettamente strumentale un suono quanto mai nitido, pulito e la capacità di suonare lunghe linee melodiche. […] i tre hanno affrontato un repertorio di sette brani scritti e arrangiati dal leader con grande slancio, perfetta coesione e grande equilibrio tra parti scritte e improvvisazione riservando sempre la massima attenzione all’originalità del sound d’insieme e alla struttura di ogni singolo brano. GERLANDO GATTO – A proposito di Jazz


Un album maturo, ponderato, sudato diremmo.[…]In questo lavoro c’è tutto il musicista curioso, cresciuto a pane e musica, qualsiasi musica. Questo è un disco che nel jazz trova una sua connotazione un pò stretta, il jazz è molto e dal jazz origina molto, ma non tutto. In questi brani si rilevano presenze di fughe e di suite classiche, di ritmiche ancestrali, di tasti pestati con forza. PUGLIAJAZZ.IT


E, infatti, sin dalle prime note di The second apple, il brano omonimo che apre il lavoro, Catacchio mette in chiaro quali ne saranno le prerogative: richiami alla musica colta, la ripresa ciclica di cellule sonore, un approccio ritmico suggerito più che imposto e attento a seguire canoni più eurocentrici e meno swinganti, dialogo continuo tra i musicisti. JAZZ CONVENTION


Apprezziamo molto, dunque, il lavoro di ricerca interiore che sta alla base di questo disco cui sta a cuore, prima di tutto, una poetica dell’espressività e dell’empatia. La tecnica, peraltro eccellente, è solo un mezzo per raggiungere questo obiettivo. ROMA IN JAZZ